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I diari del Coccodrillo
30.03.2022
California anno 0 d.c. (dopo il COVID) - La partenza

Dopo due anni di stop si riparte per un viaggio che progettavo da anni: California on the road, California on the coast.

La California era da anni una delle mie fisse, più che altro la mia fissa era quella di concentrarmi sulla costa. Quindi che si fa? dopo due anni basta tirare alle lunghe, partiamo!
Di solito viaggio quasi sempre da solo ma questa volta ho avuto la fortuna di trovare una compagna di viaggio, forse avrete sentito parlare di lei su questi schermi, si chiama Manuela ed è una collega malata di viaggi come tutti noi di Siam Viaggi (dato che scrive anche lei sul Blog questa è la sua presentazione: Manuela Corsaro).

Il viaggio è stato lungo, molto lungo circa 3.200 km in una decina di giorni. Mi serviva, dovevo macinare asfalto come da tempo non facevo. Ma ogni avventura necessita di essere raccontata per step, quindi procediamo in ordine sperando di non dimenticare nulla.

Chi ben comincia...

Chi ben comincia è a metà dell'opera, strano non abbiamo fatto la versione "chi mal comincia". Siamo appunto nell'anno 0 d.c. (dopo il COVID), non che sia del tutto sparito, ma le circostanze promettono decisamente bene, e le frontiere sono per la maggior parte aperte. Questo non significa che non ci siano cose seccanti da fare, come il tampone. Io e Manuela ci incontriamo a Milano Centrale, il nostro tampone è prenotato in una farmacia. Non è tanto la seccatura, quanto l'ansia che sia positivo. Se così fosse il viaggio salta. 

Positivo, fine dell'articolo.
Non è vero...si parte!

Macchine scassate che ti portano in aeroporto

Si parte è un parolone. Sì perchè effettivamente la partenza di questo viaggio non è stata delle migliori, anzi probabilmente la peggiore della mia carriera da viaggiatore.
Ore 2.47 del mattino, la strada per l'aeroporto ovviamente del tutto libera, andiamo senza fretta. Alla guida Simona, mia moglie, la stessa che trovate nella pagina chi siamo. Dorian (per chi non lo conoscesse è il mio migliore amico, ed è un levriero) nel bagagliaio e Manuela nel sedile posteriore insieme ai bagagli.

Ore 3.13 del mattino, la strada per l'aeroporto è ovviamente del tutto libera, andiamo senza fretta. Esattamente a 20 minuti dall'aeroporto di Malpensa Simona senza batter ciglio rallenta. "Va bene che è presto, però schiaccia sto pedale" dico con la classica calma e pacatezza che ha un consorte nei confronti del coniuge guidante.

"Non va"
"In che senso non va?"
"Eh non va"
"La macchina non va?"
"Eh non va"

Ore 3.14 autostrada pedemontana, uscita Cislago, ci sono 0 gradi e noi abbiamo un aereo per la California da prendere. Sotto il cartello dell'uscita la nostra macchina muore.
Simona accosta, io inizio ad elencare tutti i santi del calendario di frate indovino. Manuela non batte ciglio, prova a chiamare un TAXI ma il suo telefono non prende. Chiamo un TAXI al volo mentre Simona chiama il carro attrezzi che arriva tutto sommato in fretta, in TAXI no.

Ho sempre avuto una visione romantica dei tassisti, uomini e donne tutte d'un pezzo che a qualsiasi ora del giorno e della notte percorrono strade di ogni tipo, caricano persone di ogni tipo, sprezzanti e sempre allerta, mitici naviganti di autostrade e perfetti conoscitori di ogni strada e vicolo. Non il nostro.

Oltre il fatto che per trovarci ha fatto il giro della Lombardia, e quando la macchina ti si ferma esattamente sotto il cartello dell'uscita dell'autostrada tutto sommato non sei così difficile da trovare, al suo arrivo non accosta sulla corsia d'emergenza. Si ferma esattamente in mezzo alla corsia di destra, mettendoci anche premura per caricare i bagagli. La polizia stradale era indecisa se arrestarlo o farlo internare. Fortuna nessuna delle due, abbiamo un aereo da prendere. Salutiamo Simona, la macchina caricata sul carro attrezzi.

Il tassametro gira, eccome se gira. Vedevo lentamente il budget per i pasti svanire ad ogni numero rosso che aumentava su quel tassametro. Odio il tassametro. 220 euro (diventati 160 dopo una trattativa che il tassista ha fatto da solo) recuperati dalle tasche mie e di Manuela e siamo pronti per il check-in.

Dorian è sempre nel bagagliaio.

Voli intercontinentali ai tempi del COVID

"Sembra facile" è uno dei miei mantra, modo romantico per identificare cose che dici in continuazione. In effetti se ti sei preparato per tempo lo è. Devi solo compilare modulo per il transito, presentare ESTA per l'ingresso USA, certificato di vaccinazione, documento che prova l'esito negativo del tampone e una foto di nonna da giovane. Noi siamo preparati come un pensionato in coda all'INPS, con la cartelletta dei documenti tutti in ordine. Ruben no.

Ruben è davanti a noi in coda per il check-in. Destinazione San Paolo in Brasile. Ruben ha tanta voglia di partire, di volare lontano, di riabbracciare chi ha lasciato in Brasile ormai due anni fa. Ruben ce l'ha fatta. Ruben sta per appoggiare il bagaglio sulla bilancia. Ruben alza gli occhi sorridente, Ruben guarda la hostess di terra. Ruben impallidisce. Ruben non ha compilato niente, ha a malapena il passaporto.

"Senta lei non ha compilato niente, qui stiamo lavorando non ci faccia perdere tempo!"

Ruben dimentica il passaporto al banco del check-in. Non sapremo mai più nulla di Ruben, però la foto di nonna lui l'aveva, nel taschino sinistro della giacca.

Per un road trip che si rispetti ci vuole un bolide che macina miglia!

Macinare miglia è la mia specialità, guidare mi piace molto e riesco a farlo per diversi chilometri, fino a che il serbatoio non si svuota. Abbiamo un sacco di strada da fare e quello che ci vuole è un bolide!

Il volo è andato abbastanza bene, anche se abbiamo patito un po' la fame. Non ci sono più i pasti a bordo di una volta. Lo scalo è stato un po' travagliato, molti controlli: passaporto, test COVID (ancora), droga, esame del sangue... ma nonostante questo siamo arrivati a San Francisco.

Ci aspetta il bolide. Autonoleggio in aeroporto, chiavi nella mano destra, borsa sulle spalle, zaino davanti cerchiamo sto bolide. Dopo aver passato pick up, Mustang, Range Rover, Camaro ecco che appare la nostra. L'idea di guidare una Chevrolet mi gasa sempre negli States, mi sa sentire in American Pie. No non il film stupido, ma la canzone di Don McLean.

Il fatto che poi la nostra Chevy sia una Spark ecco, non era proprio quello che avevo previsto. Ma siccome di sfortuna con le macchine ne abbiamo avuta a sufficienza direi che non abbiamo tempo, ne voglia, di abbatterci. Dopotutto la macchina ci è stata consegnata da una delle persone più geniali che abbiamo trovato lungo il nostro percorso. Infatti l'impiegato dell'autonoleggio ha escogitato un modo tutto suo per farsi vedere in viso, si è stampato una spilla formato coccarda "fiera della porchetta vegana" con stampato il suo bel faccione simpatico.

Poteva venderci qualsiasi cosa con quell'escamotage, tranne l'upgrade di 90 dollari al giorno per avere il navigatore satellitare.

Nonostante siamo in anticipo di ben un'ora sulla tabella di marcia ormai è sera, quindi non ci resta che lasciarci San Francisco alle spalle, avremo modo di godercela a fine viaggio, e dirigerci verso la nostra prima tappa.

Scott Valley

Da buon amante delle periferie, come spesso mi piace ricordare, molto spesso opto per soluzioni abbastanza fuori dai centri ed anche in questo caso per la nostra prima notte abbiamo prenotato un hotel a Scott Valley, circa un 20 minuti di auto da Santa Cruz. Non andate a Scott Valley, c'è veramente poco, a meno che non vogliate trovarvi in uno di quei classici paesini da film.

Case basse, negozietti improbabili e market 24h frequentati da gente strana. Il più strano è stato sicuramente un ragazzo con la bandana al posto della mascherina (in California non è più obbligatoria ma la indossano praticamente tutti) e un pitbull ferocissimo, talmente feroce da mettersi a pancia in su appena ci ha visti. Ma il personaggio strano, ma veramente strano, è stata la cassiera del supermercato che lavorava con un piumino per la polvere letteralmente infilato nei pantaloni, tipo coda in alcuni filmati su piattaforme video poco convenzionali.

Troviamo parcheggio proprio di fronte all'hotel, il che ci agevola nel tirare giù le valigie, una nel bagagliaio e l'altro nel sedile posteriore. La macchina è veramente piccola. La camera è enorme, credo un centinaio di metri quadrati, insomma potevamo parcheggiare direttamente in camera! La macchina è veramente piccola.

L'hotel è abbastanza grande con una bella piscina ed un'area comune con camino a bioetanolo e un bar degno dei più classici hotel da film. Siamo stanchi e vogliamo partire presto per Santa Cruz ed iniziare per bene il nostro tour on the road, o come direbbe la mamma di Manuela 'ngopp a strada.

La mattina ci svegliamo presto, lo faremo per tutto il viaggio, più o meno alle 5 del mattino siamo già svegli causa fuso orario. Poco male, anzi direi che data la quantità di miglia che dobbiamo percorrere essere già in piedi è più che positivo. La catena Marriott da la possibilità di fare sia check-in che check-out con l'applicazione del cellulare, quindi facciamo il nostro check-out velocemente e andiamo al nostro parcheggio davanti all'hotel.

Di solito sono parecchio fortunato a trovare parcheggio, quindi non mi stupisco se lo trovo esattamente dove devo andare. In questo caso però ci siamo trovati un bigliettino dove ci intimavano di togliere la macchina al più presto o avrebbero chiamato il carro attrezzi. Che brutto carattere, e comunque non era segnalato da nessuna parte, sì c'era qualche birillo qua e là però andiamo, la macchina è veramente piccola.

Il viaggio vero e proprio inizia ora, ci attendono un sacco di avventure in ognuna delle nostre tappe e in ognuna abbiamo lasciato un pezzo di cuore, dai pascoli alle scogliere, alle città...ma questa come già sapete è un'altra storia, e vi aspetto alla prossima putata di questo lungo racconto californiano.

Paolo Aloe
The Wild Crocodile